Un ex magistrato della Corte dei Conti, un imprenditore reggino e un avvocato già nel consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa sono indagati dalla Procura di Roma per corruzione. L’ipotesi degli inquirenti è che il trio abbia tentato di condizionare il giudizio di legittimità sull’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, valore stimato in 13,5 miliardi di euro.
I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni nei confronti dei tre, sequestrando computer, telefoni e supporti informatici. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi.
Le accuse: corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio
Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione di segreti d’ufficio. La segnalazione sarebbe partita dall’interno della stessa Corte dei Conti.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’avvocato Giacomo Saccomanno, 71 anni, e l’imprenditore Vincenzo Virgoglio avrebbero cercato di avvicinare Tommaso Mele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti — andato in pensione nel febbraio scorso — per orientare a favore della Stretto di Messina Spa l’esame del progetto.
La promessa: un incarico di vertice dopo la pensione
In cambio della sua collaborazione, a Mele sarebbe stata prospettata una poltrona di prestigio nel settore pubblico: la presidenza dell’Autorità Antitrust oppure il vertice di una società partecipata. Una contropartita differita, da incassare a carriera conclusa.
Il magistrato, stando all’accusa, avrebbe accettato: avrebbe tenuto i due interlocutori aggiornati in tempo reale sull’andamento del procedimento, rivelando gli orientamenti interni dei colleghi e le dinamiche della camera di consiglio. Quando il 29 ottobre 2025 arrivò il parere sfavorevole, si sarebbe anche adoperato per preparare una memoria nell’interesse della società da trasmettere al suo commercialista.
La delibera Cipess bloccata e l’iter del Ponte fermo
Al centro dell’inchiesta c’è la delibera Cipess sul Ponte, bocciata dalla sezione controllo della Corte dei Conti e mai pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Quella decisione, all’epoca, era stata commentata dai ministri come un atto ostile; oggi emerge invece che, prima e dopo la bocciatura, sarebbero state esercitate pressioni sui magistrati contabili.
L’avvocato e l’imprenditore avrebbero allargato il raggio d’azione, cercando contatti con altri magistrati ritenuti utili: l’obiettivo era ottenere notizie riservate sui procedimenti in corso legati all’opera. Il materiale sequestrato dai Ros è ora al vaglio degli investigatori.